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Allez les filles, au travail!

Allez les filles, au travail!
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Il 30 ottobre 2013 Valeria Solesin, pubblicò un interessante articolo su www.neodemos.info

In Europa, l’attività femminile è stata promossa fin dagli anni ’90 attraverso la Strategia Europea per l’occupazione (SEO). Obiettivo delle Istituzioni Comunitarie è favorire l’occupazione femminile in tutte le fasi del ciclo di vita, ed in particolare nei momenti considerati “rischiosi”, che coincidono con l’arrivo dei figli. Benché la partecipazione delle donne al mercato del lavoro sia fortemente aumentata nell’Unione Europea, importanti differenze tra paesi continuano a persistere. Gli Stati dell’Europa del Nord sono caratterizzati infatti da alti tassi di occupazione femminile e da una fecondità che si mantiene elevata. Al contrario, negli Stati dell’Europa del Sud, bassi tassi di attività professionale femminile, si coniugano a bassi livelli di fecondità (OCDE, 2011).
Una tale opposizione si riscontra ugualmente tra Francia e Italia. Nel 2011, il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 64 anni è infatti del 65% in Francia, contro 50% in Italia. Sempre nel 2011, l’indicatore congiunturale di fecondità è di 2 figli per donna in Francia, mentre in Italia è di appena 1,4 (ISTAT, 2012).
Eppure questi due paesi sono relativamente simili in termini demografici: entrambi con una popolazione di circa 60 milioni di abitanti (considerando la sola Francia Metropolitana), e con una speranza di vita alla nascita comparabile. Condividono inoltre aspetti culturali, quali la religione cattolica, e geografici, essendo uniti da 515 km di frontiera. Anche l’organizzazione del mercato del lavoro sembra rispondere a una logica simile: relativamente rigido in entrambi i paesi, tuttavia in Italia protegge maggiormente i lavoratori che appartengono alle categorie “tipiche” (come l’industria).
Alla luce di tali informazioni sembra logico domandarsi come mai due paesi vicini possano distinguersi così profondamente in termini di fecondità e di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Una possibile spiegazione è che in Italia, più che in Francia, persista una visione tradizionale dei ruoli assegnati all’uomo e alla donna.

Il lavoro, per chi? Le opinioni di italiani e francesi
I dati dell’indagine European Value Study del 2008 descrivono dei forti contrasti nelle opinioni di francesi ed italiani riguardo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Alla domanda “E’ probabile che un bambino in età prescolare soffra se sua madre lavora fuori casa”, il 76 % degli italiani e delle italiane dichiara di essere “molto d’accordo” o “abbastanza d’accordo”. Si tratta di solo il 41 % nel caso delle francesi e dei francesi. Anche alla domanda “Una madre che lavora fuori casa può stabilire un rapporto caldo e sicuro con i figli quanto una madre che non lavora” gli italiani mostrano un atteggiamento più tradizionale dei vicini oltralpe. Tra gli italiani e le italiane solo il 19% si dichiara “molto d’accordo” con l’affermazione, mentre tale percentuale raggiunge il 61% nel caso dei francesi e delle francesi.
In Italia esiste dunque un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli in età prescolare. In Francia, invece, il lavoro femminile è incoraggiato in tutte le fasi del ciclo di vita, anche in presenza di figli piccoli. Per tale ragione sembra ragionevole pensare che in Italia, più che in Francia, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro possa essere influenzata dall’età e dal numero di figli.

Chi sono le donne che lavorano in Francia ed in Italia?
Stando ai dati dell’Indagine Labour Force Survey del 2011, in entrambi i paesi, il tasso di occupazione delle donne senza figli è sistematicamente superiore di quello delle donne con figli. In Italia però, la situazione sembra più drammatica poiché, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni, lavorano il 76% delle donne senza figli, contro 55% delle donne con figli. In Francia, invece, tali percentuali raggiungono l’81% nel primo caso e il 74% nel secondo.
Inoltre, in Italia, il tasso di occupazione femminile risulta influenzato dalla grandezza della famiglia: esso decresce all’aumentare del numero di figli. In Francia, invece, l’occupazione femminile varia solo marginalmente in presenza di uno o due figli nel nucleo. Tuttavia, in entrambi i paesi, vivere in un nucleo famigliare composto da tre figli o più, mette in serio pericolo l’attività professionale delle donne. In Italia, infatti, nella fascia di età 25-49 anni, solo il 42% delle donne con tre figli sono attive occupate, tale percentuale aumenta a 60% in Francia.
Benché in Italia esista un’opinione negativa rispetto al lavoro femminile in presenza di figli piccoli, il tasso di occupazione delle donne con figli in età prescolare è inferiore di soli 6 punti percentuali rispetto a quello delle donne senza figlia di età inferiore ai sei anni (61% contro 55%). In Francia, invece, a fronte di un’opinione positiva sul lavoro femminile durante tutte le fasi del ciclo di vita, il tasso di occupazione diminuisce profondamente in presenza di figli piccoli (80% delle donne senza figli di meno di sei anni sono attive occupate, contro 66% delle madri con figli di meno di sei anni). In questo paese, infatti, esistono delle misure per la conciliazione famiglia-lavoro che permettono a donne (e uomini) di cessare – momentaneamente – la loro attività professionale.

Per concludere
In un contesto europeo in cui si promuove l’occupazione femminile non si possono ignorare le conseguenze dell’arrivo dei figli sull’attività professionale delle donne. Se da un lato, infatti, l’Italia fatica a raggiungere l’obiettivo, sancito dal trattato di Lisbona, di un’occupazione femminile al 60%, si nota che anche in Francia, paese assai più performante, l’occupazione delle donne sia ancora sensibile all’età e al numero di figli presenti nel nucleo famigliare. E’ per questo motivo che appare auspicabile una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e professionali tra le donne e gli uomini in entrambi i paesi.

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Quello che non diranno mai ad una lezione di Finanza

Quello che non diranno mai ad una lezione di Finanza

"I fondi comuni di investimento sono istituti di intermediazione finanziaria (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, OICR) che utilizzano strumenti finanziari detti "quote di fondi d'investimento" e che raccolgono il denaro di risparmiatori i quali affidano la gestione dei propri risparmi a società di gestione del risparmio (SGR) allo scopo di investire i capitali sul mercato mobiliare diversificando l'investimento e riducendo il rischio rispetto all'investimento diretto in azioni di una singola società in un singolo settore. La banca depositaria  custodisce materialmente i titoli del fondo e ne tiene in cassa le disponibilità liquide. La banche hanno inoltre un ruolo di controllo sulla legittimità delle attività del fondo sulla base di quanto prescritto dalle norme della Banca d’Italia e dal regolamento del fondo stesso." Questo è quello che troviamo scritto su Wikipedia. Verrebbe da chiedersi:"Tutto qua?".

Bhè perchè non cominciare dalle origini... i Fondi Comuni di Investimento nascono negli anni sessanta in una rovente California. Si narra della loro fuoriuscita da una limpida piscina circondata da prestanti conigliette che cercavano di ammaliare il giovane finanziaere (oltre che noto playboy) Bernie Cornfeld, businessman di orgini turche che in pochi anni fece il giro del mondo inneggiando il grande sogno americano:"Do you sincerely want to be rich? IOS is the answer".

Anni dopo si scoprì che effettivamente iOS poteva rendere ricchi; Steve Jobs questo lo aveva capito bene e, non a caso, nel 2007 presentò il validissimo sistema operativo. Ma questa è un'altra storia... L'intuizione di Bernard,IOS, stava per:Investments Overseas Services e non aveva nulla a che vedere con le promettenti prestazioni firmate Apple.

Nasce così il "lato B" della Finanza. La moda divaga e si sà...tutte le mode non possono non transitare per l'Italia. Anche l'Italia vanta infatti Fondi di tutto rispetto che, nonostante i nomi banali(si pensi ad esempio a FONDITALIA), rappresentano un modello vincente distribuito da Fideuram.

Verso metà degli anni '80 la moda dei Fondi divaga nel nostro Paese nonostante la resistenza di molte banche che li epitetavano come "strumenti atipici", non per questioni intrinseche ma per un motivo molto semplice: seppur strumenti funzionali, molte banche non ne disponevano.

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Unibersitor e i problemi con le consonanti

Unibersitor e i problemi con le consonanti

Ecco uno dei problemi più grossi che avrete se deciderete di vivere in Spagna per un po' e avete qualche V nel nome... 

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Comincia a correre

Comincia a correre

Visto che con tutte 'ste ricette qualcuno penserà che vogliamo mettere Universitor all'ingrasso, da oggi cominciamo a smaltire.
Sì, sto parlando di correre. Quella cosa tremenda da cui molti fuggono con le più fantasiose scuse, ma che invece costituisce forse il più facile ed economico dei mezzi per migliorare la propria forma fisica e, perché no, anche la propria salute psichica. 

Lo ammetto. Chi scrive è una profonda amante della corsa. Come terapia anti-stress, come attività preventiva per qualsivoglia genere di problema di salute da qui ai miei 90 anni, come mezzo imprescindibile di smaltimento Coca-Cola e alcolici, e poi perché lo faccio da più di metà della mia vita e ormai non posso stare senza.

Quindi. Cominciamo. Ma da dove? 
La corsa comincia ben prima della corsa. Prima di tutto, dovete avere la motivazione. Non ne serve un quintale, non serve che decidiate di correre per forza alle 6 di mattina, con -2 gradi, con le All Star ai piedi, o che pensiate di intraprendere un percorso lungo anni durante i quali dovrete sopportare allenamenti quotidiani e solitari prima di poter vedere dei cambiamenti. 
State tranquilli. Non fate troppi programmi che per quello ci sarà tempo.

Il pregiudizio più radicato, non solo per non correre, ma per non fare movimento, durissimo a morire è: non ho tempo. Ecco. Il tempo dovete trovarlo da soli!

Seconda scusa: alla sera sono stanco/a, alla mattina già mi sveglio presto, vuoi mica che vada a correre?! Del perché o del come diventare un runner mattiniero, parleremo più avanti. Anche se i runners giurano che ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente.

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Raccolta firme contro furti auto a Tor Vergata

Raccolta firme contro furti auto a Tor Vergata

Da oggi Universitor, con la collaborazione di Francesco Carlea, gestisce una raccolta firme contro i furti nei parcheggi delle facoltà di Tor Vergata. Ci rivolgeremo al Rettore, alla Questura di Roma e ai media televisivi.

Siamo in tanti, facciamoci sentire.

Per firmare la petizione, clicca qui.
Dopo aver firmato, passaparola!

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Leggo per legittima difesa

Leggo per legittima difesa

E' il nome dell'encomiabile iniziativa, quest'anno alla seconda edizione, organizzata dall'Officina Culturale Via Libera in collaborazione con la Libreria Giufà, durante la quale saranno presentati 15 libri e autori attraverso reading, interviste, passeggiate letterarie e molto altro ancora.

Tutto nasce dall'idea che leggere per legittima difesa sia ancora la strategia più potente per “restare umani”.

Così per due giorni al Quadraro verranno presentati più di quindici libri e altrettanti autori, uno spettacolo teatrale (Dal sottosuolo - Liberamente tratto da Memorie dal sottosuolo di F. Dostoevskij - di e con Alessandro Porcu), proiezioni video, reading musicali, le interviste “impassibili” di Christian Raimo. Si potrà partecipare ad una passeggiata letteraria per il Quadraro guidata dallo scrittore/attore Alessandro Pera, al laboratorio di cicloscrittura per bambini dagli 8 agli 88 anni con Miriam Dubini. Ci sarà lo stand della libreria Giufà e non mancheranno lettori appassionati e curiosi.

Il programma già molto ricco ma ancora work in progress potete vederlo cliccando qui o visitando la pagina dell'Officina Culturale Via Libera a questo link.

Nota della blogger: andateci voi che potete!

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Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

Le grandi rivoluzioni del 900 italiano sono state quelle sociali e hanno avuto come protagoniste le donne e le battaglie delle donne: libertà sessuale (mi chiedo se l’abbiamo ottenuta), aborto, divorzio.

Hanno mutato profondamente le dinamiche collettive, culturali e sociali. Mutamenti ancora in corso, ammettiamolo. Non lo so se sono state metabolizzate completamente dagli uomini, o dalle stesse donne.

Franca Viola, nel 1965, fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell’ Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane.

All'epoca, la legislazione italiana ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto matrimonio riparatore, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza era considerato oltraggio alla  morale e non reato contro la persona.

Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d’amore, la fuitina, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito.

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Di vita, malattie, obesità e risate


Oggi, per puro caso, ho guardato l'intervista rilasciata ieri (23 Novembre) a Che tempo che fa da Anna Marchesini (clicca qui per vederla) e ho pensato che probabilmente molti dei giovani dai 18/20 anni in su di oggi non sanno nemmeno chi è. Ed è venuto il momento di saperlo...

Non starò qui a scrivere tutta la sua vita. Semplicemente consiglio a chiunque la visione su Youtube dei video del Trio, composto da Massimo Lopez, Tullio Solenghi e, appunto, Anna Marchesini, per capire cosa sia veramente un comico e quanto poco ci sia invece di comico nei programmi che ci propinano oggi in tv.

Io sono cresciuta con loro, ed è solo grazie a loro se conosco la storia dei Promessi Sposi, che non ho mai studiato a scuola (non per negligenza mia, ma perché proprio non ce li hanno fatti fare). Capirete il perché da Youtube.

Anna Marchesini è affetta da anni dall'artrite reumatoide, una malattia degenerativa contro cui si può fare ben poco, ma ciò che colpisce non è tanto il cambiamento fisico avvenuto per causa della patologia, quanto la vitalità che, malgrado questo, trasuda da ogni parola che lei dica. Emblematico il suo definirsi "interessata, appiccicata, morbosamente ghiotta, obesa di vita" di ieri. Un esempio che non so quanti di noi sarebbero in grado di seguire.

Quindi, traendo insegnamento da lei e tentando di prendere la vita con una risata, ecco un piccolo assaggio:

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Commenti recenti
Giulia
Grandissima donna, affascinante ed intelligente!
Domenica, 24 Novembre 2013 20:56
Pamela De Ioris
Donna esemplare.
Martedì, 26 Novembre 2013 22:41
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Tor Vergata quiz

Oggi ho sostenuto due esami per i quali avevo studiato parecchio, e non ne ho superato neanche uno. 
Ma non è questo il problema. O meglio, non solo.

Non potrò sostenere questi due esami al secondo appello, perché il professore in questione (caso unico in tutto il corso di laurea) ha deciso di applicare la legge del salto d'appello. E va bene. Non me la prendo nemmeno per questo. Ne ha facoltà.

Me la prendo per il fatto che, se avessi superato uno dei due esami, allora sì che avrei avuto accesso al secondo appello.
Ma me la prendo perché, al suddetto secondo appello, avrei dovuto risostenere anche l'esame che avevo superato.
E me la prendo perché, se avessi preso 30 e Lode ad uno dei due esami, ma zero all'altro, avrei comunque dovuto risostenere entrambi

Me la prendo anche perché, in mancanza (ipotesi) di due ore di frequenza alle lezioni il docente impedisce agli studenti di fare l'esame. Tuttavia gli è sufficiente che, nell'anno accademico successivo, questi studenti recuperino queste due ore, che ne so, alla prima lezione, per essere a posto. Con la differenza che è passato un anno di università nel frattempo. Dunque NON è una questione di contenuti, non si tratta di completezza di informazioni e di nozioni che si otterrebbe seguendo almeno il 60% delle lezioni. Si tratta solo di pedanteria. 

Tutto questo nel silenzio di chi permette che tutto questo accada, e che questo gioco a quiz simile a un pre-serale di Mediaset vada in scena.
E non provate a prendervela con noi studenti, perché sapete tutti, perfettamente, cosa può succedere agli studenti che danno fastidio prima di aver fatto l'esame.
Anno domini 2013.
Succede a Tor Vergata.

 

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La malia della paidaimonia

Lo so. Manco da più di un mese – non so contare- e non so neanche più scrivere. Studio, mille esami da dare, da circa 6 NCFU (NonCiFaiUtili) ciascuno, sebbene il quantitativo sarebbe da 1000, ma va bene. Casi della vita. Ritorno a contare i fili d’erba per un tweet che ho letto poco fa.

Penso fosse una directioner, ma andiamo con ordine. Sono curioso, e ogni volta che apro Tweeter do un’occhiata ai trend. E devo dire che ogni singolo giorno almeno un paio riguardano qualche cantante che non superi i 20 anni. #Directionerperlabarbadimerlino #bilibersperlacannadibieber con tanto di automutilazione delle braccia. Siamo arrivati al sacrificio rituale perché il proprio dio rimanga tale. Tam religio…

Ma ma la summa theologica  risiede nella frase “sono la ragione delle nostre vite.” Non mi interessa criticare, prendere in giro o insultare questi ragazzi, sinceramente il punto è un altro.

Una volta si sarebbe detto che il cantante X ha un ruolo molto importante nella mia vita e che certamente con i suoi testi mi è stato molto vicino. O che ha avuto un ruolo importante per la mia cultura. Ma addirittura conferire lo stato di Dio-creatore di vita? E se i One-direction si sciogliessero, ad esempio? Cosa accadrebbe alla vita delle loro fan?

Non è il caso di paragonarli a Band come Queen o Beatles: nessuno può sapere se lasceranno un traccia indelebile nella storia della musica o meno. Ma il fatto stesso che l’idolo sia, guarda caso, poco più grande di loro ma che su di loro esercita il fascino del ragazzo maturo, non tanto da essere un padre, mi pone davanti alla seguente domanda: Amano l’ideale trasmesso o il corpo che le trasmette?

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